E Jack Miller…

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    • #17965
      Mastic
      Amministratore del forum

      Oggi è ufficiale: Jack Miller nel 2021 sarà pilota ufficiale Ducati. In realtà lo sarebbe già quest’anno, anche se appoggiato a Pramac.

      Jack l’ho incontrato a fine 2015, quando era appena passato alla Honda e dalla Moto3, dove era arrivato 2° nel Mondiale dietro Alex Marquez, aveva fatto il grande salto.
      Mi aveva colpito quanto fosse guascone nel rapporto con i giornalisti, nonostante i suoi 20 anni. Ed ero affascinato dalla sua sfida. Perché dalla Moto3 alla MotoGP deve essere proprio tosta.

      Un aneddoto mi ci casca bene. Ricordo il primo anno di Baldassarre Monti in Superbike. Era con il Team Ducati ufficiale, e un giorno chiusi in un camper a chiacchierare nel gelo piovoso di Donington, mi aveva confessato che la prima volta che aveva guidato l’888 racing era rientrato precipitosamente nel motorhome per piangere da solo. Era spaventato per quanto andava forte quella moto, e pensava che non sarebbe mai riuscito a domarla. Poi invece divenne subito un brutto cliente per tutti.
      Ecco, ricordo la sincerità di Sarre, e ci ho ripensato anche quando parlai con Miller. Perché salire di botto su una MotoGP deve essere un’esperienza scioccante. Per me lo fu molti anni fa, anche se credo di aver guidato bene, quando Roberto Gallina mi affidò la Suzuki Gamma di Pierfrancesco Chili.

      E torniamo a Miller. Lui allora chiese tempo. Anche nella conferenza stampa che seguì l’incontro privato con ognuno di noi chiese 2 anni di tempo prima di fare un bilancio su quanto lui potesse andare forte in MotoGP.
      Nel frattempo ho sentito molta gente dire che è un pilota mediocre. Come lo dicono in tanti di Dovizioso. Personalmente ritengo sia stato bravo a crescere, e sicuramente è un pilota di pregio. Ho la sensazione che potrà riservare qualche sorpresa inaspettata con la moto ufficiale. Però è un giudizio dall’esterno…
      Intanto, per chi è curioso, rimetto qui un copia/incolla della mia intervista di quasi 5 anni fa. Perché?
      Perché quando crescono e invecchiano i piloti diventano professionisti. E diventano meno spontanei e sinceri. Il loro livello umano lo si apprezza più quando sono molto giovani. Ho conosciuto Valentino Rossi da bambino, e anche il Max Biaggi che correva in Sport Production. Mi è stato utile per valutarli anche quando sono cresciuti e diventati campioni.
      E ora, se siete arrivati sin qui, ecco la mia intervista di qualche anno fa 🙂

      Jack Miller è un ragazzone australiano di Townsville, città affacciata sul mare della grande barriera corallina, nel Queensland del Nord. Ha la faccia da furbetto simpaticamente sbruffoncello, con i suoi 20 anni e un fisico muscoloso. Misura 1 metro e 75 di altezza, per ben 70 kg di peso. Potrebbe essere un surfista australiano, invece alcune cicatrici sulle braccia, roba tipica di chi va in pista, tradiscono che è un pilota.
      Corre da 4 anni, Jack Miller, e nel 2014 ha chiuso secondo nella Moto3 per soli due punti, dietro Alex Marquez. Vicecampione del mondo per un soffio, nonostante abbia vinto 6 gare e altre 4 volte sia finito sul podio. L’altro però, il Marquez giovane, è stato più regolare.
      Lo incontro all’inaugurazione dell’Honda Palace a Roma, un sabato pomeriggio subito dopo pranzo. Sono incuriosito. Ho iniziato a intervistare piloti più grandi di me d’età, tanti anni fa; poi piano piano sono diventati più giovani. Oggi incontro Jack che… ha l’età di mia figlia!
      Lui se ne sta in fondo alla sala, su una poltroncina, con la fila di giornalisti in attesa d’intervistarlo. Scherza su questo affollamento, e ogni volta che ha finito con qualcuno chiama: “next please!”. Chissà che effetto deve fare alla sua età questa fila di gente che vuole parlarti.
      Eccomi Jack, buongiorno, mi presento. Il collega Scalera, perfidamente, lo avvisa che anche io sono stato pilota, nonostante il fisico non proprio minuto. Ma che gli vai a dire Paolo, questo è un pilota vero, io arrivavo a metà gruppo nel trofeo della salsiccia!
      Ride di gusto Miller per questi giornalisti italiani che si sfottono. Intanto mi scuso per la banalità della prima, obbligata, domanda: Jack, che effetto fa passare dalla Moto3 alla MotoGP?
      “È divertente. Ecco, la parola giusta è divertente. Ogni volta che salgo sulla mia nuova moto provo delle sensazioni forti; nulla di comparabile ad altre esperienze motociclistiche. Ovviamente va fortissimo, ma, soprattutto, ha una frenata incredibile e in alcuni casi una velocità di percorrenza inaspettata. È un oggetto terrificante, con prestazioni che lasciano senza fiato”.
      Hai già imparato qualcosa dalla MotoGP? E cosa invece devi ancora imparare?
      “Ho moltissimo da imparare. Devo affinare lo stile di guida e migliorare la mia capacità di tirare su la moto in fretta”.
      Già, in MotoGP è fondamentale mettere la moto in piedi prima possibile, per scaricare a terra la potenza massima. Dunque, come prosegue il tuo apprendistato?
      “Tutte le volte che entro in pista imparo qualcosa di nuovo, ma devo ancora registrare con precisione ogni cosa, ogni movimento. Devo imparare a essere un filo meno aggressivo e più morbido nella guida, più scorrevole”.
      Un lavoro difficile…
      “Ho bisogno di tempo, di girare, girare e girare. Devo imparare a sentirmi sempre più a mio agio. OK, nella Moto3 non ero così male, ma qui è diverso, e finora abbiamo fatto solo un paio di test. Non devo solo modificare il mio stile di guida, devo anche sentirmi più a mio agio.
      Aiuta avere un compagno di squadra esperto come Cal Crutchlow?
      “A essere sinceri no. Si va d’accordo ed è simpatico. Abbiamo anche usato un po’ di dati suoi per il settaggio della moto, ma poi siamo noi a dover lavorare per trovare la nostra strada”.
      Lo scorso anno hai lottato con Alex Marquez, ora ti trovi in pista con Marc: che effetto fa?
      “Marc mi ha fatto solo un po’ di strada davanti finora, e devo dire che è stato bello. In generale, è bello essere in pista con gente come questa, e io sono contento di guidare una MotoGP!”.
      Sembri affascinato dall’esperienza.
      “Si, l’ambiente nel paddock mi piace. Poi, le prime uscite che abbiamo fatto sono state in bei posti e con il sole. Devo ammetterlo, me la sto godendo”.
      Dal punto di vista della preparazione fisica, hai cambiato qualcosa?
      “Molto, a dire il vero. Prima non facevo pesi, ma in MotoGP serve più forza fisica. Ho lavorato tanto per migliorare potenza e resistenza. Ora arrivano le gare e vedremo qual è il mio livello, anche da questo punto di vista”.
      Punti a essere il debuttante dell’anno?
      “Certo che si. Ho i numeri per farlo. Ma non sarà facile. Maverick Vinales, con la Suzuki Factory, è molto veloce. E anche gli altri non scherzeranno”.
      Hai un pilota preferito? Ti ispiri a qualcuno?
      “Vale! Valentino Rossi, è un idolo. Credo che tutti oggi guardino a lui”.
      Sei in un team italiano: ti piace l’Italia?
      “Molto. Ci ho anche vissuto un po’, nel 2012. Purtroppo non parlo la vostra lingua”.
      Bugia Jack, ce ne siamo resi conto poco dopo, quando in conferenza stampa hai dimostrato di comprendere perfettamente le domande in italiano.
      Eccolo qui, alla vigilia della prima gara in MotoGP, Jack Miller è questo. Un ragazzone apparentemente gradasso, ma in realtà molto con la testa sulle spalle. Ancora in conferenza stampa qualcuno ha provato a farlo sbilanciare sui suoi obiettivi, ha risposto netto: “datemi un paio d’anni, poi vedremo”.
      In bocca al lupo giovane campione.

    • #17967
      zio franco
      Partecipante

      Personalmente sono felicissimo per un sacco di motivi

      Il primo è che è un cazzone ed un professionista,sempre sorridente e serio quando serve
      Un adorabile basso-profilo come Dovi un pò più guascone,basta la faccia 😉

      Il secondo che è Australiano,che già da se basterebbe per i trascorsi,ma sopratutto NON è italiano,che lo toglie dalla pressione di 60 milioni di team manager

      Il terzo che va forte sul bagnato,è una dote scritta nel DNA,non si impara mai come chi l’ha avuta in dote
      E chi si tira indietro con le chiacchiere è limitato,piuttosto vai per le terre ma lo devi saper fare senza inventare scuse o fare giochetti

      Il quarto motivo per cui mi piace è che non ha timori reverenziali in pista ma li ha fuori dove ha tanto da imparare senza fare lo sbruffoncello,si spende tutto fino a rischiare tanto ma non molla,non fa calcoli.

      Non è Iannone,e già questo è un pericolo scampato 😉
      Non è il Dovi ma l’accoppiata ne guadagnerebbe

      Quinto ed ultimo apprezzamento è che è brutto,in controtendenza che vuole le facce che bucano lo schermo compiacenti agli sponsor e alla televisione
      No non scherzo,è successo non molti anni fa proprio ad un italiano in un team italiano

      Per cui forza Jack e speriamo nel Dovi

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